Di Patrizia Vaccaro, Psicologa Psicoterapeuta

La psicoterapia cognitiva nasce negli anni ’60 del XX secolo  come modello alternativo alla psicoanalisi rispetto alla quale si differenzia per l’attenzione posta primariamente all’intervento sui sintomi presentati. Il lavoro in psicoterapia cognitiva procede attraverso l’individuazione dei modelli pensiero-emozione-azione che guidano la vita del paziente. Nelle situazioni in cui è presente una sofferenza psicologica questi modelli (detti anche schemi) sono spesso rigidi o comunque inefficaci nel guidare la persona all’interno della propria realtà; la terapia  si propone dunque, utilizzando interventi e tecniche differenti, di modificare tali schemi  sostituendoli con modalità  emotive e di pensiero più funzionali.

 

All’interno delle psicoterapie cognitive si distingue l’approccio relazionale. Negli ultimi 20 anni i risultati delle neuroscienze e lo studio del funzionamento dell’essere umano in vari settori  della psicologia, hanno mostrato sempre più come non si possa pensare alla mente dell’uomo se non all’interno di una relazione con un altro essere umano. A questo nuovo paradigma – che ha sostituito un modo di pensare all’uomo come isolato e sufficiente a se stesso- si è accompagnato nel mondo psicoterapico un nuovo modo di “fare” psicoterapia, un “fare” che considera le relazioni della persona tanto la chiave per leggere la sua sofferenza quanto il mezzo più potente per il ristabilirsi del benessere psicologico.

 

In questa direzione, anche la relazione terapeutica, nelle sue vicissitudini, viene fatta oggetto primario di indagine e strumento di cambiamento.